22 metri per dire “No alla violenza”: #iostoconluigi

Una marcia breve, ma sentita, quella che ha radunato i catanesi in un sabato sera di settembre: per esprimere solidarietà all'Ispettore di Polizia Locale Luigi Licari, brutalmente aggredito mentre era in servizio in Via del Rotolo a Catania, che resta in prognosi riservata, ma soprattutto per dare un segno alla città, per dire di non accettare mai la violenza gratuita in tutte le sue forme. In prima fila la figlia dell'Ispettore, il fratello e la nipote.

La marcia di sabato 9 settembre 2017 da Via del Rotolo a Piazza Nettuno

CATANIA – Alla fine si è svolta, superando le subdole e sterili polemiche, la marcia silenziosa a supporto dell’Ispettore di Polizia Locale Luigi Licari: l’Ispettore si trova ancora ricoverato in prognosi riservata all’ospedale Cannizzaro in seguito alla brutale aggressione da parte di un gruppo di ragazzi avvenuta mentre prestava il suo servizio in Via del Rotolo, lo scorso 2 settembre. Aggressione stile raid punitivo, avvenuta dopo che l’Ispettore aveva vietato a dei ragazzi – per di più senza casco- di transitare con un motorino in una zona resa pedonale. Il quadro clinico dell’Ispettore Licari è dei più seri, mentre uno dei ragazzi della banda è stato fermato e torchiato dalla Polizia: si tratterebbe di un ventenne residente proprio in quel Quartiere Picanello teatro dell’aggressione e noto per essere un Quartiere pericoloso. Le manifestazioni a supporto dell’Ispettore avrebbero dovuto essere due, una venerdi 8 e l’altra sabato 9 settembre, ieri: la prima è saltata per maltempo, così si è deciso di far confluire tutto nella marcia di ieri. L’incredibile polemica è sorta in quanto la prima manifestazione era nata spontaneamente, da parte di comitati cittadini e della famiglia dell’Ispettore, la seconda invece era stata promossa dal Comune di Catania con a capo il Sindaco Enzo Bianco. Immediate si erano alzate le voci dei partiti di opposizione, della stampa che non accettava una politicizzazione dell’evento, creando sconcerto sui social network ai quali sempre più ci si affida per diffondere le notizie. Invece è stato importante esserci, al di là della presenza di autorità politiche e religiose, la cui presenza era comunque importante per testimoniare che la città è vicina alla famiglia Licari, una famiglia che si sta mostrando forte e dignitosa se pur travolta da un’improvvisa tragedia dovuta ad una violenza gratuita a cui tutta la città dovrebbe opporsi e che dovrebbe combattere e denunciare.

In prima fila alla marcia la figlia, il fratello e la nipote di Luigi Licari

Cosi ieri sera, in quei 22 metri che dividono la rotonda di Piazza del Rotolo e Piazza Nettuno, sul lungomare catanese, ha vinto la solidarietà: la marcia è partita con un po’ di ritardo, ma alla fine i cittadini hanno partecipato, non è passata inosservata. In prima fila, visibilmente commossi ma mostrando una forza d’animo non comune, c’erano la figlia, il fratello e la nipote di Luigi Licari. Dietro di loro tanti cittadini, composti e uniti per un’unica causa: ribadire che non si può accettare la violenza, ribadire che siamo tutti con l’Ispettore e attendiamo trepidanti notizie sul suo stato di salute. È stata Carla, nipote di Luigi, prima dell’inizio della marcia, a raccontare a Cataniah24 chi è suo zio, a dare il vero significato alla marcia, parole dette con coraggio ed emozione: “mio zio è una persona pacifica, è sempre stato una persona allegra, che faceva ridere tutti, che nelle riunioni di famiglia ci teneva sempre vivi, con la chitarra: lui è un amante della musica, fa’ spettacolo, tantissimi sport fra cui sollevamento pesi, è una persona piena di vita. Non potevamo mai aspettarci di ricevere una notizia del genere, per quanto sappiamo che lo zio lavora per strada. Però una cosa del genere, davvero, non te l’aspetti: con questa furia, con questa assurda motivazione, non che ci siano motivazioni che giustifichino la violenza, ma davvero, non ce lo aspettavamo. Da quando abbiamo avuto la notizia ad ora stiamo cercando di farci forza in tutti i modi per lui: infatti oggi siamo qui per lui, per la città, per dare anche un segnale importante, per la gente che non accetta di precipitare nella barbarie più assoluta dove se neanche le forze dell’ordine possono sentirsi al sicuro allora nessuno potrà più avere la certezza di vivere una città degna di tale nome”.

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