Ecco perché quello di Mattarella fu un omicidio sui binari di tre crisi

Catania. Il 6 gennaio 1980 viene ucciso il presidente della Regione Piersanti Mattarella. Queste, secondo lo storico Rosario Mangiameli, le motivazioni di quell’evento che ha cambiato la nostra storia.

In quale contesto matura l’omicidio di Piersanti Mattarella?

«In un contesto di crisi su tre binari: crisi della mafia, crisi della Democrazia cristiana, e crisi del rapporto tra la Dc e la società siciliana. L’omicidio Mattarella non è isolato, già pochi mesi prima era stato ucciso Michele Reina, dirigente della Dc. Fatti che sono la spia di un disagio nei rapporti tra la Dc e la società siciliana e di un cambiamento epocale della Dc. È il periodo del compromesso storico e siamo nella fase successiva all’omicidio di Aldo Moro che è sicuramente un tentativo di bloccare il progetto di Moro e di Berlinguer di incontro e di dialogo tra le rispettive forze politiche. Mattarella rappresenta la linea Moro in Sicilia e il rinnovamento della Dc. Il segnale dato con il suo omicidio è il tentativo di bloccare questo tipo di rinnovamento. Mattarella comincia la sua azione politica, quando nel 1964 viene eletto consigliere comunale, in una situazione difficile: sono gli anni del sacco di Palermo, gli anni in cui la presenza mafiosa nella Dc e nell’amministrazione comunale è notevole. Quando viene eletto all’Assemblea regionale siciliana, negli anni Settanta, tenta di riorganizzare il rapporto tra il governo e l’Ars in modo che gli assessori regionali non siano espressione dell’assemblea, ma siano nominati dal presidente e questo per sottrarre la loro nomina al gioco delle correnti e ai patteggiamenti».

Perché la mafia era in crisi?

«Era in crisi di trasformazione. Siamo alla vigilia del golpe dei corleonesi che prendono sanguinosamente il potere all’interno di Cosa Nostra, quindi all’interno della mafia è difficile trovare un nuovo equilibrio con la politica. In alcune fasi processuali l’omicidio Mattarella viene letto anche in relazione a questi fatti e in relazione alla ricollocazione del rapporto mafia- politica con Andreotti. In dichiarazioni di Mannoia, accolte dalle sentenze, si parla di due incontri di Andreotti con i capi mafia in Sicilia in uno dei quali Bontade lo avrebbe minacciato di togliergli il loro appoggio. Attorno a questa vicenda, sempre secondo il pentito, matura anche l’idea dell’uccisione di Mattarella. Una vicenda in cui la mafia dei traffici, che voleva essere più prudente, perde, mentre vince la mafia del potere territoriale rappresentata dai corleonesi».

Qual è la crisi all’interno della Dc?

«La Dc si rende conto in modo più evidente che nel passato della pericolosità della mafia, per questo si tenta di limitare l’influenza di gruppi di pressione al suo interno. La mafia è diventata più forte grazie al narcotraffico, ed è meno controllabile, per cui diventa un problema politico più rilevante all’interno degli equilibri della Dc e un pericolo che rischia di influenzare l’intera politica siciliana».

Che crisi si registra nel rapporto tra Dc e società civile?

«Quando si manifesta la necessità e la tendenza al dialogo tra gruppi politici che sono cresciuti e che impongono anche una loro presenza politica, come il Partito comunista, allora si pone un problema tra chi vuole aprire a questo dialogo – come Moro e quanti lo seguono, tra cui Mattarella – e chi non lo vuole fare. La Dc siciliana diventa un terreno di confine. La vicenda di Leoluca Orlando, consulente giuridico di Piersanti Mattarella, nasce da lì e ne è erede. Orlando è colui che porta agli esperimenti amministrativi di confronto con altre forze politiche, anche se non riesce a liberarsi completamente del vecchio gruppo di comando della Dc palermitana, quello di Lima e di Ciancimino».

Per quale motivo fu eliminato Mattarella?

«Nei risultati dei processi abbiamo diverse versioni, a partire dalla partecipazione o meno dei neofascisti dei Nar che vengono riconosciuti dalla moglie di Mattarella, una versione che non viene accolta dalla Corte che invece condanna altri come esecutori materiali. Il mandante è la cupola della mafia corleonese. Una vicenda importante ora riaperta dai magistrati. La partecipazione dei neofascisti significherebbe la contestualizzazione dell’omicidio Mattarella in una crisi generale della Dc in relazione alla vicenda Moro. È una pista molto interessante e molto credibile. La mafia non avrebbe avuto bisogno di killer, ma avvalersi di manodopera esterna avrebbe significato un segnale politico. È da verificare».

Se, come credeva Giovanni Falcone, questo omicidio nasce da una sinergia tra interessi della mafia e della destra eversiva, questo omicidio può inserirsi anche nell’ambito della strategia della tensione in atto in quegli anni in Italia?

«Se partiamo dal ruolo che Mattarella ha nel quadro del progetto di rinnovamento della politica di Moro, della Dc e della politica italiana in quel momento, allora c’è una sponda molto significativa da questo punto di vista. Bisogna verificare i fatti e questo lo possono fare i magistrati. La questione è ancora aperta, ma ciò che noi possiamo valutare è quel contesto dove la mafia è in fase di trasformazione e la Dc è in una crisi che poi la porterà allo scioglimento. Palermo è uno dei luoghi centrali di questa crisi, addirittura prima di Tangentopoli, come si vede da tutta la successiva esperienza Orlando e dal suo tentativo negli anni Ottanta di trovate appoggi politici a sinistra e di isolare la parte mafiosa della Dc. L’esito sarà la rottura della Dc siciliana da cui nasce La Rete. C’è una sequenza lunga che registra fortemente il disagio all’interno di questo partito il quale cerca di mantenere la sua unità, ma ad un certo punto quest’unità è un prezzo troppo alto da pagare».

Questo omicidio come ha inciso nella storia della Sicilia e dell’Italia?

«Ha inciso nel senso che si sono separate le parti all’interno della Dc tra chi praticava la connivenza mafiosa e chi non l’accettava. Tra questi rientra l’esperienza Orlando e quella di Sergio Mattarella che entra in politica portando avanti questo progetto di rinnovamento».

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