Francesco Montanari si racconta tra premi e social

Francesco Montanari è uno dei più talentuosi attori italiani. Tra i suoi maggiori successi il personaggio de Il Libanese in Romanzo Criminale e del magistrato Saverio Barone ne Il Cacciatore. Quest’ultimo progetto l’ha condotto alla vittoria al Canneseries (Cannes Internetional Series Festival). Durante l’Etna Comics l’attore racconta emozioni e sensazioni dagli ultimi premi vinti, il rapporto coi social e i progetti futuri.

Raccontaci del momento in cui hai vinto come miglior attore protagonista al Canneseries per il ruolo del magistrato Saverio Barone (ispirato ad Alfonso Sabella) della serie Il Cacciatore

«Eravamo una delle dieci serie scelte in tutto il mondo e 40-50 attori. Era inverosimile che potessi vincere, tra me mi son detto “tanto non vinco”Nel momento della premiazione la busta è stata consegnata alla protagonista di Quasi Amici, aprendola esclama “The prize goes to Francesco Montanari”. In quel momento ho rischiato l’infarto, vicino a me c’era Stefano Lodovichi, uno dei due registi assieme a Davide Marengo, e li ho detto “hai vinto tu”. Quando ho realizzato d’aver vinto mi sono accorto dalla diretta di Canal+ d’essere nella poltrona centrale della platea, in seconda fila. 

Per arrivare al palco ho quasi dovuto imitare Benigni agli Oscar. Una curiosità relativa al premio è che ancora non me l’hanno dato perché dev’essere portato negli uffici in cui il notaio certifica la documentazione ed incidono il nome. Durante il tragitto però il portantino ha fatto cadere il premio, quindi sto ancora aspettando di riceverlo».

In un’intervista hai dichiarato di non avere un buon rapporto coi social e stai cercando di adeguarti a queste “novità”. Qual è il tuo pensiero al riguardo?

«Ho 33 anni e vissuto, diciamo, nell’età carontesca tra la nascita dei social e la loro affermazione come fenomeno culturale. All’inizio ero molto prevenuto, quasi titubante, all’oscuro delle potenzialità di questi mezzi, pensavo fossero una perdita di tempo. È stata mia moglie, Andrea Delogu, a insegnarmi che i social sono una realtà vigente, esistente e che comanda. Lei ha investito molto sui social facendomi capire che, se veicolata bene, l’informazione può giungere a un grande bacino d’utenza e permettere di far conoscere a molti ciò che comunichi. Quindi dipende molto da ciò che comunichi, è fondamentale. Un video di vita privata fa più clamore sui social rispetto a un video di un premio o una situazione sociale, una motivazione possiamo trovarla pensando che tematiche come il gossip sono motori incredibili nella nostra vita. Non è da intendersi come una critica ma una semplice costatazione. L’uso accurato dei social può diventare anche un business. Io lo uso solo per comunicare le mie novità lavorative e devo ammettere che lo vivo quasi come un compito. Se tu hai tot follower hai la possibilità di comunicare a tutti loro un concetto nell’immediato potendo avere una sorta di pubblicità gratuita, poi sta a te cosa pubblicizzare. Il contro è che visualizzazioni e interazioni sui social non garantiscono uno sbigliettamento ma rimane la garanzia di divulgazione, dunque statisticamente potresti avere maggiori probabilità di sbigliettamento. Venire al cinema è un impegno molto attivo, soprattutto se messo in relazione ai servizi on demand ad accesso immediato. I social possono agevolare ma non assicurano nulla. Che motivo avresti di fare un’attività dispendiosa come andare al cinema anziché usufruire in casa di un servizio immediato? Non ho una risposta ma capisco il momento di crisi del settore cinema e tv rispetto a questi nuovi servizi. L’età vigente controllante si lamenta dei fenomeni sociologici in evoluzione perché non li capiscono. C’è un gap generazionale. In particolare penso che dopo le guerre mondiali la forte evoluzione tecnologica abbia quasi in 50 anni spazzato i restanti 1945. Il gap non permette una piena comprensione ma starà ugualmente alle persone essere consapevoli di cosa comunicare nei social e restaurare dei valori che non ci sono più. I social sono dei nemici se usati male ma amici se usati bene».

Tra i tuoi lavori c’è il film indipendente “Settima Onda” del regista Massimo Bonetti, raccontaci di quest’opera

«Settima Onda racconta la storia di Tanino. Il regista Massimo Bonetti a 62 anni ha scritto questa bellissima sceneggiatura e quando me l’ha fatta leggere non riuscivo ad andare avanti perché piangevo. Lo scritto nasce proprio dall’incontro tra Bonetti e un pescatore di nome Tanino. L’uomo ha riconosciuto il regista e parlando con lui ha dimostrato un’ampia conoscenza del mondo del cinema. Bonetti incuriosito ha chiesto come facesse a sapere tutto ciò e il pescatore ha confessato d’aver sognato di far l’attore ma così non è stato. In questo breve scambio di battute è scattata l’idea d’una storia inerente, di speranza. La trama racconta di un pescatore in un non luogo di mare in cui io interpreto Tanino, con cui ho anche una certa somiglianza. Il protagonista incontra proprio la figura di un grande regista che si è ritirato in questo paese e tra i due scatta un rapporto che potremmo definire padre-figlio; rispettivamente nel film, il regista non ha figli mentre il pescatore ha perso il padre, trovandosi complementari. È una storia che parte dal presupposto che Tanino e sua moglie cercano di vivere nella legalità e costruire una famiglia normale ma non riescono a farcela e giungono a un bivio: restare così o cadere nell’illegale. È un film d’autore indipendente, costato 100.000 euro circa ma è molto emozionante ed è stato molto emozionante girarlo».

Quali sono i tuoi progetti attuali?

«Al momento sto girando un film ma l’unica cosa che posso dire è che uscirà l’anno prossimo, in seguito ne girerò un altro ma anche su questo non posso dire nulla, mi hanno intimato il silenzio stampa».

Hai vissuto l’esperienza dell’Etna Comics e ricevuto il premio speciale dell’evento, com’è stato?

«Ho saputo che quest’anno volevano arrivare alle 80.000 presenze e ci sono riusciti, Etna Comics è davvero una gran manifestazione, bellissima, io farò venire tanti camion da Roma ma voi spargete il verbo».

Nella tua carriera ti sei ritrovato a impersonare diversi personaggi, alcuni buoni e altri cattivi, se tu dovessi essere un supercattivo chi saresti?

«Non vorrei essere banale dicendo il Joker di Batman ma direi che tra tutti è colui che più mi affascina».

Marco D’Urso

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here