Gente come uno, quando il teatro incanta. Argentina e Italia a confronto tra disoccupazione e rivolte popolari

Un cartone che simboleggia la fragilità delle case, della quotidianità e il declino di un Paese, l’Argentina. Fogli sparsi lungo il palco per raccontare le rivolte popolari e di quanta rabbia echeggia nell’animo umano. Una pelliccia che accompagna la disperazione della classe media. Pochi oggetti in scena e una presenza, quella di Manuel Ferreira, attore di Buenos Aires, ma da anni in Italia, che incanta l’intera platea del Teatro Sala Chaplin.

Parliamo di Gente come uno, scritto e interpretato dallo stesso attore, con la regia di Elena Lolli e la produzione di Alma Rosè (Milano). Lo spettacolo, andato in scena dall’1 al 3 dicembre, si è concluso ieri sera con un entusiasmante dibattito tra attore e spettatori. Confronto che rappresenta una caratteristica fondamentale della rassegna firmata Palco Off.

Ma cosa racconta Gente come uno? Perché la crisi Argentina della fine dello scorso secolo spiazza e risveglia anche le nostre coscienze? Si tratta di uno spettacolo che con la forza di un solo attore, un monologo di un’ora, racconta l’intera razza umana. Che fine ha fatto l’Argentina di Diego Armando Maradona e di Lionel Messi? Dov’è adesso la nazione spirituale di Papa Francesco? Risposte che trovano spazio in un Paese stroncato dalla crisi bancaria, dalla fragilità di una democrazia che fatica ad essere credibile e dalla povertà di tutte le classi sociali. C’è rabbia e ci sono le rivolte popolari. Per la prima volta la classe media si mescola con la gente comune e scende in piazza per protestare. C’è un tempo, roseo e fatto di ricchezza, che non tornerà più. C’è un futuro pieno di ombre. Ci sono lacrime, tante. Ci sono i pensionati che gridano il loro sgomento e giovani senza speranze. C’è la voglia di rimanere nel proprio Paese, nonostante tutto. Così Gente come uno rappresenta la gente per bene che non sta più seduta a guardare, ma si lamenta, si oppone ed esprime il proprio malcontento nel vedere una terra segnata ormai da disoccupazione e rabbia.

L’Italia e l’Argentina a confronto: «Gente come uno è uscito nel 2003, pensavamo che come tutti gli spettacoli avrebbe avuto una vita di qualche anno –  racconta Elena Lolli -. Ci siamo accorti, però, che riecheggiava sempre di più in noi italiani. Raccontavamo l’Argentina, ma indirettamente parlavamo dell’Italia tramite un esperimento abbastanza curioso: guardare lontano per vedere vicino. Spesso per vedere le cose meglio, occorre creare una distanza». In questo scenario, l’Argentina si trasforma in uno specchio per l’Italia: quelle paure, quelle rivolte, quell’angoscia sono in realtà parte integrante della vita quotidiana del nostro Paese.

L’incontro con Manuel Ferreira: «Credo che il teatro debba essere sempre civile e sollevare le coscienze, anche quando si mette in scena un testo classico – afferma Ferreira a Cataniah24 -. Deve essere un grande show, dove il pubblico può emozionarsi, sorridere, piangere e riflettere. Sarebbe bello che i teatri stabili mettessero in scena non soltanto le drammaturgie classiche, ma spettacoli con valenza sociale. È vero che il teatro spesso ospita ciò che il pubblico desidera, il comico o i testi classici, però mi auguro che questa dinamica possa cambiare anche un po’».

Lo spettacolo in Argentina: «Ho portato lo spettacolo in Argentina, ma per la gente non è stato facile. In Italia, Gente come uno è una valvola di libertà, perché comunque si racconta di un Paese distante, lontano e visto spesso con ammirazione. In Argentina, invece, il pubblico si è spaccato in due: una parte ha elogiato lo spettacolo, l’altra invece lo ha accolto con sufficienza, affermando di non raccontare in realtà nulla di nuovo. Ma penso che il teatro non debba per forza accontentare tutti. Per esempio, in Spagna o nelle carceri, è stato invece accolto con entusiasmo, diventando appunto uno spettacolo universale e non solo argentino».

I giovani e il teatro: Se è vero che il teatro è uno strumento per risvegliare anche le coscienze, quali coscienze bisogna riattivare se non i giovani che rappresentano il futuro di una nazione? Come avvicinare le nuovi generazioni alla bellezza del teatro? «È difficile perché spesso i giovani vedono il teatro come qualcosa che appartiene a un’altra fetta di popolazione – conclude l’attore -. Da sempre mi batto per portare queste tipologie di spettacoli nelle scuole, puntando sempre sull’impatto ed emozioni che potrebbero suscitare tra i più giovani. Avvicinare il pubblico giovanile al teatro può essere una strada lunga, ma bisogna iniziare e per farlo occorre partire dalle scuole. Se su 100 ragazzi riusciamo a trasmettere delle emozioni anche soltanto a 10 di loro, non importa. È pur sempre un risultato».

Rassegna teatrale Palco Off: «Mettere in scena ciò che gli autori scrivono». Con queste parole gli organizzatori di Palco Off esprimono la leva fondamentale della rassegna teatrale. Prossimo appuntamento dal 25 al 29 gennaio, al teatro del Canovaccio, con lo spettacolo La durata di un inverno. Protagoniste indiscusse Eleonora Gusmano e Ania Rizzi Bogdan.

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