CATANIA – Centocinquanta opere, tra tesori nascosti di artisti sconosciuti ai più, opere già presenti nei fondi museali catanesi e riportati alla luce ed opere portate a Catania da tutta Italia proprio da Vittorio Sgarbi, il critico d’arte che da commissario ha riportato agli antichi fasti il sito romano di Piazza Armerina e che a Catania ha allestito “la più bella mostra mai vista”, parole sue. Inaugurazione ieri, mercoledi 25 ottobre, davanti a stampa ed addetti ai lavori, con la presenza del Sindaco Enzo Bianco e del presidente ANCI e Sindaco di Bari Antonio Decaro, presente in città per una serie di impegni istituzionali che proseguiranno anche oggi. Tra Giotto a De Chirico, i nomi più altisonanti dell’esposizione, si inseriscono tesori ed opere in un percorso che copre un periodo temporale di oltre sette secoli e forse anche più, a giudicare dai marmi già presenti nelle sale del Castello Ursino di Catania. Dietro ogni opera esposta c’è una storia di recupero che Sgarbi ha raccontato nel suo intervento prima di accedere alla mostra, opere che provengono da collezioni minori, da privati, da fondazioni e fondi di musei (anche a Catania) e scovate nell’incessante ricerca di bellezze del critico d’arte: “investire sull’arte in Sicilia è inevitabile ed ineludibile, trovo pazzesco che un’isola come questa richiami a sé solo un decimo del turismo internazionale considerato il potenziale artistico che possiede – ha sottolineato Sgarbi – meno di 7 milioni di visitatori l’anno, non sono numeri concepibili. L’idea di questa mostra è nata all’Expo di Milano, a Catania perché come qui in nessun’altra parte d’Italia si può instaurare un dialogo così lampante e visibile tra ciò che si porta da fuori e ciò che già c’è, in realtà nessun museo al mondo permette questo. È un museo naturalmente predisposto al dialogo artistico. Tra le 150 opere esposte troviamo artisti perfino superiori, secondo me, per esempio a Caravaggio: Caravaggio è il maestro della composizione, ma nella pittura troviamo artisti come Stom, per esempio, di cui potrete ammirare proprio qui un grande quadro che sembra avere vita propria”.

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