Gli anziani e l’emergenza nelle Rsa: “È una battaglia per la vita”

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Gli anziani e l’emergenza nelle Rsa: “È una battaglia per la vita”


CATANIA – “Un solo infermiere per 70 anziani e si continua a morire”. In poche parole il dramma della casa di cura San Vincenzo De Paoli di Bronte, dove i decessi sono saliti a otto. Si tratta solo una delle tante strutture in piena emergenza, ma dove la cooperativa Eracle lotta, ogni giorno, per la salute dei 70 ospiti, molti dei quali sono con gravi patologie pregresse.

Il dramma

Una lettera aperta, pochi giorni fa, è passata in sordina. I militanti di un circolo del Pd, esattamente di Bronte, hanno chiesto l’intervento del Prefetto per quello che sta accadendo all’interno della San Vincenzo De Paoli di Bronte, dove è scoppiato uno dei tanti focolai che hanno portato all’istituzione della zona rossa nella città del pistacchio. La principale difficoltà è nel reperire il personale sanitario. Non si trovano infermieri per assistere, come raccontato, alle esigenze degli anziani, “molti dei quali non autosufficienti o con gravi patologie”, scrive il direttivo del circolo Pd.

La sinergia pubblico – privato

Quando un ospite di una residenza sanitaria si trova in gravi condizioni, scatta la corsa in pronto soccorso. Per evitare il peggioramento dei casi, l’Asp esegue visite direttamente nella struttura privata: “Lo scopo – spiega il manager Franco Luca – è quello di prevenire la diffusione del virus, ma soprattutto il peggioramento di chi è positivo ma non sintomatico”.

L’impegno della cooperativa

A gestire la casa di riposo di Bronte è la cooperativa Eracle, la responsabile Marianna Moretta lavora senza sosta con i pochi collaboratori rimasti. Lavorano per la vita, per difendere i più deboli, gli ospiti con patologie pregresse, anziani anche senza parenti, quelli che rischiano di morire in silenzio.

“La crisi attuale – spiega la Moretta a LiveSicilia – è alimentata dalla mancanza di personale – quello che lavora attualmente in struttura fa anche più turni per aiutare i nostri assistiti”.

Dopo settimane di piena emergenza si intravede qualche spiraglio, “siamo ottimisti – conclude la Moretta – ma sarebbe auspicabile che qualcuno rispondesse alla nostra ricerca di personale”.

Manca chi è disposto a lavorare e, per questo, chi resta a coprire i turni merita un plauso particolare. Sono loro gli eroi di questa seconda ondata: i posti rimasti sul fronte contro il covid.

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