Il palazzo di cemento a Librino rischia di non diventare la Torre Leone

Per decenni simbolo negativo del quartiere Librino di Catania, il palazzo di cemento continua a essere oggetto di discussione. La riqualifica della futura Torre Leone è stata attuata dall’ex sindaco Enzo Bianco ma nell’attuale amministrazione del sindaco Salvo Pogliese giunge lo sciopero: gli operai lamentano cinque mensilità mai ricevute.

La sciopero del 23 luglio davanti al cantiere è gravoso per una riqualifica già difficoltosa. La segreteria provinciale della Filca Cisl motiva lo sciopero: «Oltre al grave disagio al quale vengono sottoposti i lavoratori c’è il rischio concreto che il cantiere potrebbe venire chiuso, consegnando alla città l’ennesima opera incompiuta, con grave danno anche per il mancato uso di un bene pubblico». Sul palazzo di cemento emerge lo striscione “palazzo della vergogna”.

Al centro della manifestazione ci sono cinque mesi di stipendi arretrati, non ancora consegnati agli operai. Il cantiere rimane fermo in uno sciopero fortemente espresso. I finanziamenti per l’azienda appaltatrice, nello specifico di circa otto milioni di euro, fanno parte del Patto per Catania siglato nel 2016 dall’ex premier Matteo Renzi con l’ex sindaco catanese Enzo Bianco. All’interno della riqualifica, nel quartiere Librino, sono compresi la Spina verde e il Teatro Moncada.

Lo sciopero è stato deciso in seguito alla presentazione dell’ultimo SAL della ditta (stato di avanzamento lavori) di circa un milione e 30mila euro al Comune: seppur approvato non è stato liquidato. L’impresa di Paternò, in possesso dell’appalto della futura Torre Leone, è in assenza di liquidità, impossibilitata a versare gli stipendi. La stazione appaltante, il Comune di Catania, non ha evaso la comunicazione di liquidità agli uffici competenti. Il ritardo burocratico costa agli operai il mancato versamento degli stipendi dallo scorso marzo.

L’ex sindaco Enzo Bianco dichiarava davanti il cantiere: «Da oggi non parleremo più di Palazzo di cemento ma di Torre Leone, simbolo di Legalità. Nel 1982, qui, nel cuore di Librino con un progetto di Giacomo Leone venne praticamente completato questo palazzo alto 52 metri». La riqualifica prevede diecimila metri quadrati di spazio utilizzabile. Tre piani saranno dedicati alle funzioni pubbliche, come uffici comunali, i restanti piani saranno riservati per edilizia economica e popolare. Dopo circa due anni, i lavori nel cantiere sono a poco più della metà e sono proseguiti sino allo sciopero di luglio.

Nell’incomprensione tra Comune e azienda a trovarsi in difficoltà sono gli operai. L’assessore ai Lavori pubblici Pippo Arcidiacono rassicura sulla posizione comunale: «Pronti a liquidare almeno un paio di mensilità. Sono ampiamente convinto che in tempi celeri riusciremo a liquidare alla ditta almeno un paio di mesi». Riguardo il ritardo nel pagamento del SAL l’assessore spiega: «Il dirigente starà molto tempo in ferie. Non sappiamo il perché a maggio non sia stato pagato il SAL ma ciò che è certo è che già ho incontrato sia i vertici della ditta che i dirigenti per capire come poter sbloccare questa situazione».

Nessuna certezza per gli operai occupati nel cantiere. Il mancato pagamento degli stipendi è dovuto al ritardo burocratico nel versamento dei fondi da parte del Comune di Catania. Nell’attesa di una risoluzione, la preoccupazione è che il palazzo di cemento continui a vivere come simbolo dell’illegalità anziché divenire esattamente l’opposto con la nuova denominazione di Torre Leone.

Marco D’Urso

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