In-Giustizia? “La verita’ su mio figlio”

L'odissea giudiziaria di Gabriele Strano, un "ragazzo di quartiere" a Catania

CATANIA – Questa è la storia di Gabriele, ma potrebbe essere la storia di tanti ragazzi che vivono nei cosiddetti “Quartieri” di Catania: “forse la nostra colpa è quella di aver fatto crescere nostro figlio in un Quartiere?” Si chiede sconsolato Francesco Strano, padre di Gabriele, tornato agli “onori” della cronaca per la notizia del suo arresto, richiesto dalla Procura di Catania per scontare una pena residua di un reato commesso ormai 4 anni e mezzo fa e che pensava già scontata con i due anni, 2 mesi e 29 giorni di arresti domiciliari che ha fatto, ovvero fino a quando è stato comunicato il “fine pena”.
Siamo a San Berillio, uno dei “Quartieri” di Catania: per chi non fosse catanese essere di un quartiere significa gia partire male, ovvero essere associato a delinquenza a prescindere, anche della peggiore specie. Incontriamo il signor Francesco in una mattinata intensa di lavoro nel suo negozio di toelettatura per cani, a quanto pare molto apprezzato visti i ritmi di lavoro. In ogni Quartiere esistono persone per bene, e lui e la moglie sono fra queste: “la notizia comparsa su tutti i giornali é stata una terza “doccia fredda”, hanno dipinto mio figlio come la persona che non è più: lui ha solo 22 anni, tre figli piccoli, una moglie, e dopo l’errore che ha commesso, che ha pagato, pensavamo avesse riabilitato la sua immagine” ci dice Francesco. “La prima “doccia fredda” è stata 4 anni fa  – racconta Francesco – quando nostro figlio Gabriele, appena maggiorenne, é stato arrestato dalla Polizia per rapina in concorso. Non viveva più con noi, probabilmente le cattive frequentazioni lo hanno portato a commettere quei reati. Noi siamo i suoi genitori, non potevamo abbandonarlo ma solo aiutarlo a capire di avere sbagliato, scontare la pena e ricominciare, capendo – forse nel modo peggiore – su chi poteva davvero contare. Infatti ha scontato la pena ai domiciliari, dopo si è  costruito una famiglia, ha iniziato a lavorare consegnando bombole del gas per mandare avanti la sua famiglia e tutti lo considerano un bravo ragazzo, ad iniziare dal suo principale. La seconda “doccia fredda” poco tempo fa – continua Francesco – quando per la negligenza dell’avvocato che ha seguito il suo caso ci è stata notificata la sentenza della pena residua da scontare”. Carta della Procura alla mano si legge chiaramente “detratti i periodi di presofferto dal 23/07/2014 al 20/10/2016 (2anni, 2 mesi e 29 giorni) restano da espiare 7 mesi e 1 giorno di reclusione”. “Abbiamo cambiato avvocato, affidandoci a Maria Chiaramonte del Foro di Catania – precisa Francesco – che ha prontamente richiesto e ottenuto i sei mesi di sconto di pena che per legge gli spettano: così gli resta da scontare un mese e un giorno. Noi stessi, rispettosi della legge, abbiamo subito accompagnato nostro figlio e il coimputato insieme a lui, a costituirsi al carcere di Augusta: una scelta dettata dal fatto che si tratta di un carcere migliore di quello di Catania, dove le condizioni dei detenuti sono discutibili. E lì cosa abbiamo trovato? Personale che non era a conoscenza della sentenza, non so quante telefonate hanno fatto, alla Procura stessa, ma la sentenza non si trovava. Alla fine, dopo 4 ore di attesa, ci hanno gentilmente detto di riportare a casa nostro figlio e l’altro ragazzo perché a loro non risultava nulla. Salvo poi vederci presentarsi pochi giorni dopo a casa nostra i Carabinieri con in mano la sentenza, che era finita non si sa come a San Nullo, e vederci portare nostro figlio Gabriele in carcere a Catania. Uscirà il 22 agosto – prosegue Francesco – ma abbiamo tutti l’amaro in bocca: l’altro ragazzo era stato cercato dai Carabinieri, ma non l’hanno trovato in casa. Avvisato si è poi consegnato ad Augusta, e la notizia non ha fatto clamore come invece l’arresto di mio figlio, descritto in modo improprio nelle modalità in cui è stato effettuato. Con tutto il rispetto per Polizia e Carabinieri mi chiedo perché accanirsi così su un ragazzo che ha dimostrato di voler cambiare e ci era riuscito, prima di essere nuovamente risucchiato nel vortice della giustizia italiana: penso che invece dell’arresto in questo caso si potessero trovare misure alternative, lui ora rischia il posto di lavoro e sta vivendo questi giorni nel peggiore stato d’animo possibile. Noi gli stiamo vicino, come sua moglie, e siamo sicuri che affronterà tutto con la stessa forza che lo ha portato a comprendere i propri sbagli. Ma non ci capacitiamo di come la giustizia italiana lasci a piede libero criminali della peggior specie creando casi come quelli di mio figlio, che avrebbe meritato più  discrezione e considerazione dagli inquirenti”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here