La notte dell’Ars in cui vince la paura, il lockdown “arriverà”

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La notte dell'Ars in cui vince la paura, il lockdown


Le parole di Musumeci a Sala d’Ercole come una doccia fredda. Cade il velo di ipocrisie e la seduta diventa l’inizio di una lunga e pesante “vigilia”

PALERMO – La doccia fredda rompe l’incantesimo di una delle tante infinite sedute dell’Assemblea regionale siciliana, squarcia il velo di ipocrisia e riporta maggioranza e opposizione a fare i conti con la realtà. “Sappiamo tutti che prima o poi arriveremo alla chiusura totale, inutile fare ipocrisie”. Nello Musumeci abbassa il tono e scandisce le parole. L’Ars (quella latina) oratoria non manca al governatore che nel corso della sua replica dosa toni pacati e alto volume contro una opposizione che ha mal digerito la trovata del disegno di legge con cui Palermo dovrebbe chiedere a Roma la deroga al Dpcm che ha imposto le 18 come orario di chiusura a bar e ristoranti e lo stop totale di teatri, cinema ed eventi culturali.

“Il peggio arriverà”

“Il peggio arriverà, perché farlo arrivare prima? Se il pendolarismo è il vero amico del Covid perché impedire a un ristoratore di rimanere aperto?”. È un secondo tempo forse anche più preoccupante dell’esordio, perché disegna un’atmosfera che lo stesso governatore definisce “di vigilia”. Tutto resta sospeso in una Assemblea regionale che aveva discusso per ore della mossa, forse fuori tempo, di una legge che dovrebbe avere l’effetto di tenere aperti bar e ristoranti in un momento in cui le presenze si riducono giocoforza giorno dopo giorno. All’orizzonte c’è uno stillicidio: Roma ormai “non fa molto” per nascondere “la prospettiva” che si concretizzerà “fra qualche tempo”: il lockdown, parola mai pronunciata ma che aleggia su Palazzo dei Normanni.

Le speranze di Miccichè e le mosse dei renziani

Il governo scommette sul ddl nonostante queste premesse. Una lotta contro il tempo benedetta anche da Gianfranco Micciché, che sotterra l’ascia di guerra con il governatore e plaude al tentativo: “Sono contento di questa decisione. La nostra salvezza è non chiudere – dice nei corridoi di Palazzo dei Normanni -. Se arriveranno gli aiuti da Roma bene, ma cinema, teatri, bar e ristoranti non devono chiudere altrimenti non riapriranno più. Rischiamo quarantamila licenziamenti”. Il governo trova sponda anche in Italia dei valori, la cui zattera viaggia sempre più lontana dalle sponde che Pd e M5s provano a costruire da qualche tempo. I renziani continuano anche dalla Sicilia l’assalto a Conte annunciando addirittura un Ordine del giorno per impegnare il governo regionale a valutare la possibilità di una impugnativa del Dpcm.

Pd e M5s: “Dal governatore ancora una mossa di propaganda”

Dall’altra parte della barricata Movimento cinque stelle e Pd. I democratici lanciano accuse di “irresponsabilità”. L’obiettivo è Musumeci: “Inadeguato e irresponsabile”, accusa Il capogruppo dem Giuseppe Lupo che mette sul piatto i numeri giornalieri del contagio appena diffusi dal ministero della Salute: 860 nuovi casi e un aumento di ricoveri ospedalieri. “Con questo trend tra qualche giorno potrebbero non esserci più posti di terapia intensiva e il governo pensa alla riapertura di cinema, teatri e ristoranti cercando di condividere le responsabilità con un voto dell’Assemblea”. Poi la frase che causerà la replica stizzita da parte di Musumeci: “Questo ddl è la sua richiesta di iscrizione alla corrente dei negazionisti”. Sprezzante Antonello Cracolici: “Il disegno di legge deroga è propaganda”. Il governatore contesta: “Era lei nel mese di marzo a dire che io impedivo la liberta di movimento, ora seri negazionista?”. Nella mischia anche il Movimento cinque stelle: “Un altro colpo di teatro che getta fumo negli occhi ai siciliani”, annota il capogruppo Giorgio Pasqua.

Finale a nervi tesi

Finisce tra le urla di chi vorrebbe replicare al governatore senza riuscirci. Finisce con lo spettro di un lockdown che potrebbe mettere tutti tristemente d’accordo. Sul campo resta solo la speranza di potere ancora incidere nel corso degli eventi e potere evitare il lockdown con l’ultima frenata: un auspicio che va oltre il valore stesso del ddl. Sono in pochi a crederci davvero perché nella notte dell’Ars, tra reciproche accuse di incoerenza, vince solo la paura.





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