Da sin. Santo Barbera, Nicola Quintavalle Cecere,Carmelo Zuccaro

 

CATANIA – Un’indagine della Guardia di Finanza di Catania, in collaborazione con lo SCICO e coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania, durata un anno esatto, da giugno 2015 a giugno 2016, che ha portato a sgominare un soldalizio criminale tra Libia, Malta e Italia nel contrabbando di gasolio: 6 gli arresti, 3 persone ai domiciliari, 50 avvisi di garanzia spiccati a conclusione delle indagini, per un giro d’affari sottostimato di 50 milioni di euro. Cifre impressionanti, che denotano come la criminalità cerchi sempre nuove strade per arricchirsi attraverso traffici illeciti. In questo caso a far partire le indagini è stata proprio una denuncia dell’ENI, la Società di bandiera della distribuzione di carburante, che aveva rilevato anomalie nella gestione dei distributori di carburante del catanese.

Un piano apparentemente perfetto quello studiato e messo in atto dagli arrestati, con la collusione di altri 50 soggetti coinvolti a vario titolo, tra cui diversi gestori di distributori di benzina: si tratta di Marco Porta, classe 1969, amministratore delegato della Maxcom Bunker SpA, la Società italiana con sede a Roma compiacente con i trafficanti di gasolio libici e maltesi, presso il cui deposito veniva stoccato il gasolio rubato in Libia successivamente miscelato con gasolio italiano e redistribuito in Sicilia; Fahmi Mousa Saleem Ben Khalifa, soprannominato “il Malem” (il capo) libico, già noto alle autorità perché arrestato sotto il regime di Gheddafi per traffico di droga, condannato a 15 anni ed evaso dal carcere, di fatto la vera mente finanziaria della maxi truffa, arrestato già nel luglio scorso per contrabbando di carburante dalle autorità libiche; Nicola Orazio Romeo, catanese classe 1972, considerato vicino al clan Santapaola Ercolano, facente parte della componente maltese che di fatto effettuava il trasbordo del gasolio sottratto illegalmente in alto mare dalla costa libica su mezzi battenti bandiera libica per arrivare indisturbati in Sicilia, in particolare nel porto di Augusta da dove poi veniva smistato in tutta l’Isola; Romeo è stato arrestato mentre si trovava in una villa del valore di un milione di euro ad Acireale, nella sua disponibilità;  i cittadini maltesi Darren Debono, classe 1974, e Gordon Debono, classe 1974, che insieme a Romeo gestivano il reticolo di società commerciali coinvolte nel business illegale. In particolare Gordon Debono è stato intercettato mentre si trovava di passaggio all’aeroporto di Catania proveniente da Ginevra e diretto a Malta; Tareq Dardar, libico, considerato il collettore dei pagamenti e dei flussi finanziari illeciti nella disponibilità di Ben Khalifa.

Il gasolio veniva sottratto in Libia dalla NOC (National Oil Corporation), la compagnia petrolifera nazionale libica, attraverso personale interno compiacente: in un anno di indagini i finanzieri hanno stimato in 80 milioni di kg il gasolio liquido destinato in realtà al “bunkeraggio” – destinato alle motonavi, quindi con una percentuale di zolfo inferiore al gasolio per automobili, di forte interesse per il mercato europeo ed infatti veniva commerciato anche in Francia e Spagna.

Con la miscelazione di gasolio italiano il guadagno stimato dalla vendita arrivava fino al 60% rispetto alla vendita regolare, contando la doppia evasione di IVA e accise: i finanzieri hanno potuto stimare solo approssimativamente gli enormi flussi di denaro che entravano cosi nella disponibilità della criminalità organizzata: 11 milioni di euro di IVA evasa e  oltre 50 milioni di profitto illegale. Ad aggravare il quadro della situazione il fatto che sulle motonavi utilizzate spesso erano presenti miliziani armati libici, la scoperta dei finanzieri di parecchi documenti distrutti dagli uffici della Maxcom Buxter, che di fatto aveva il monopolio assoluto nell’approvigionamento del petrolio di origine libica, riuscendo cosi ad imporre importanti ribassi rispetto all’indice ufficiale fino al 60%.

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