CATANIA – I dettagli dell’operazione li abbiamo forniti nell’articolo del 18 settembre, la mattina del 19 settembre 2017 siamo arrivati in anticipo alla Capitaneria di Porto di Catania per prendere parte all’importante esercitazione “Squalo 2017”. Un nome, Squalo, che porta in sé una storia: “venivano denominate cosi infatti le operazioni in mare finalizzate ai soccorsi dell’Aeronautica Militare già dagli anni ’80 – così ci spiega il Capitano di Fregata Francesco Pantano, che guiderà la motovedetta della Guardia Costiera con a bordo giornalisti ed osservatori internazionali – quindi Squalo perché si svolgevano in mare. Negli anni 2000 cambiando la legislazione si è mantenuto il nome per indicare le operazioni congiunte delle forze armate in mare. Come quella di oggi”. Saliamo a bordo della motovedetta, con rappresentanti di Marina, Aeronautica ed Esercito, in perfetto orario: del resto siamo con militari, il rigore e la puntualità, oltre al costante allenamento di fisico e nervi, sono la base per mantenere la lucidità anche in una esercitazione. L’attenzione è alta, dal motore a propulsione l’acqua del mare crea per rifrazione della luce un singolare mini arcobaleno, come quelli che si vedono dopo la pioggia. Sventola la bandiera italiana della Marina, l’unica Forza armata che include i simboli delle quattro Repubbliche Marinare (Genova, Venezia, Pisa, Amalfi) e la corona turrita, retaggio dell’era monarchica. Dovremo tenerci a debita distanza dai luoghi operativi, sia per lo spostamento d’aria inevitabile causato dai mezzi aeromobili, sia per non intralciare le operazioni.

Il Colonnello di Fregata Francesco Pantano

Raggiungeremo il rimorchiatore Sant’Angelo, che fa le veci del Boeing 737-800 ammarato – ci ricorda il Capitano Pantano, che abbiamo raggiunto in plancia di comando – sarà fondamentale verificare se le comunicazioni fra le forze in campo saranno ben gestite, e tutti coordinati. Perché la finalità dell’esercitazione è nota, ma i tempi di operatività saranno scanditi al momento, del resto non si può programmare un incidente in mare e quindi il salvataggio, le variabili sono infinite. Individuato il rimorchiatore sopraggiunge un mezzo dell’Aeronautica militare, che lancia un fumogeno per segnalare la posizione precisa del rimorchiatore/Boeing e indirizzare li i soccorsi. Si alternano tutti i mezzi disponibili, il mare è a forza 2.,5-3, quindi relativamente calmo, con onde alte 70 cm. La parte più difficile è il salvataggio in mare, come ci spiega un rappresentante della Marina presente con noi sulla motovedetta per monitorare le comunicazioni radio: “la difficoltà è multipla, in chi cade in mare, quando è cosciente, scatta l’istinto di sopravvivenza, quindi cerca di capire dove si trova e se i soccorsi stanno arrivando. Il problema, se si è vestiti, sarà la difficoltà a restare a galla per lungo tempo, poiché si diventa piu pesanti. Ancora più problematico se il naufrago ha una crisi di panico o se è addirittura incosciente”. Le comunicazioni quindi sono fondamentali: il motto significativo della Marina è infatti “Comunicare per combattere, non combattere per comunicare”. Oggi al posto di combattere potremmo mettere “operare, agire”, termini da tempi di pace. Quindi importante scegliere una frequenza radio non disturbata e comunicare con chiarezza le informazioni alle forze coinvolte. Così assistiamo ad aeromobili che prelevano uno ad uno i naufraghi in mare, attraverso una gabbietta fatta scendere nel punto adeguato, per cercare di portare in salvo il naufrago in tutta sicurezza. Prima Guardia Costiera, poi Esercito, Guardia di Finanza, Marina, Polizia e Vigili del Fuoco, con il supporto dell’Aeronautica, portano a compimento l’esercitazione in diversi punti simultaneamente. Nessun imprevisto, tutto è andato bene, i naufraghi sono salvi. Rientriamo in Porto un po’ stanchi, capiamo quanto la vita di mare e comunque militare debba essere faticosa. E noi non abbiamo fatto niente! Sulla banchina del porto, allestita come da piano, la postazione della Croce Rossa, che ha monitorato la situazione dei naufraghi riportati a terra. Un’esercitazione, Squalo 2017, fondamentale per garantire a tutti di essere in ottime mani in caso di emergenza, le nostre Forze armate sono veramente efficienti. Usciamo dal Porto di Catania soddisfatti, anche perché vediamo un continuo via vai di persone, a piedi, in bicicletta, che possono entrare al Porto e godersi questo spazio restituito da poco alla città.

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