“Ci sentiamo abbandonati da tutti”: una frase che abbiamo sentito spesso dalla “parte sana” degli abitanti dei cosiddetti Quartieri di Catania. Abbandonati sul fronte delle strutture e dei servizi pubblici, abbandonati dopo essere stati illusi da progetti presentati in pompa magna e mai partiti, oppure partiti e lasciati a metà, incrementando quel degrado visibile e invisibile che si percepisce percorrendo le strade delle periferie di ogni città, non solo di Catania. Dove però esiste un Quartiere che, per popolosita’, potrebbe benissimo essere una cittadina a sé stante: Librino. 70mila sono infatti gli abitanti di questa costola della città, caratterizzata da case alveare e da una reputazione che la precede ogni volta che qualcuno cerca di proporre iniziative costruttive, spegnendo così ogni possibilità di cambiamento. Significativo che proprio a Librino ieri, venerdi 13 ottobre, sia stato dunque organizzato un incontro pubblico per affrontare il tema della Sicurezza, tema dai contorni sempre più indefiniti ma che richiede una profonda consapevolezza della comunità per poter attecchire: arriviamo nel salone della Chiesa del Santissimo Crocifisso tra ragazzi in scooter senza casco, ragazzi in strada apparentemente annoiati e con la sigaretta in mano, tra spazzatura accumulata qua e la, edifici abbandonati e rovinati dall’incuria. Perfino il polo dove è stato ospitato l’incontro – che nei progetti avrebbe dovuto essere probabilmente un importante polo di aggregazione per i giovani del quartiere – non nasconde le contraddizioni di un’opportunità non colta, con potenziali negozi mai aperti e ampi spiazzi utilizzati per le corse in scooter dei giovani di strada. L’ennesima cattedrale nel deserto, per usare un’espressione inflazionata. Balza agli occhi la presenza di due auto della Polizia, perché è stato proprio il Commissariato di Librino ad aver accolto lo spirito dell’iniziativa: tra i relatori dell’incontro infatti troviamo il Dirigente Tito Cicero ed il Vice Dirigente Paolo Magnano, una presenza significativa per parlare di sicurezza, nell’ottica del nuovo corso della Polizia di Stato “più vicina ai cittadini”. Certo, il pubblico presente è solo un pugno di persone, ma la loro partecipazione è comunque un segnale. A presiedere il dibattito Sara Fagone, responsabile Periferie Cgil, supportata da Angela Battista, responsabile Dipartimento Donne, e Carmelo De Caudo, responsabile Sezione Anziani della Cgil.

Da sin. Padre Salvo, Paolo Magnano, Tito Cicero, Sara Fagone, Carmelo De Caudo e Angela Battista

Quindi un dibattito a tutto campo, che coinvolge inevitabilmente le fasce più deboli sul tema Sicurezza: anziani, donne e bambini. Ma Sicurezza significa anche avere la certezza che quando la mattina i nostri figli vanno a scuola trovino edifici a norma e con tutti i servizi attivi – mentre è proprio Librino che “vanta” scuole trascurate ormai da anni – oppure poter uscire la sera senza temere aggressioni o rapine, o ancora poter portare fuori i propri figli senza incontrare ad ogni angolo spacciatori o mendicanti – come nella cosiddetta “Piazza Duomo di Librino”, che nei progetti avrebbe dovuto essere luogo frequentabile dalla cittadinanza, in grado di ospitare bancarelle del mercato e altre attività che rendono viva una comunità, diventato ormai invece un grande parcheggio, tra l’altro inutilizzato, dove appena cala l’oscurità della sera trovano piazza di spaccio i ragazzi – sempre più spesso ragazzini – reclutati come manovalanza dalla criminalità. Le nozioni di comportamento per prevenire potenziali situazioni di pericolo personale sono note più o meno a tutti, allargate ai nuovi pericoli provenienti dall’uso non controllato di internet che spesso si traducono in episodi di pedofilia o plagio di adolescenti in cerca di chissà quali emozioni, dimenticandosi che la vita vera non passa da uno schermo di computer o smartphone. Lodevole iniziativa, quella di ieri, che ha coinvolto rappresentanti di associazioni laiche e religiose attive nel sociale – ma che per attecchire dovrebbe essere amplificata mille volte in spazi aperti – in qualche piazza per esempio – e imporsi in una realtà come quella di Librino che molto difficilmente cambierà la sua natura. Almeno fino a quando le giovani generazioni non segneranno un cambio di passo nella gestione della “cosa comune”.

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