Giovanni Musumeci, UGL Catania

CATANIA – È arrivato poco dopo le ore 19 di ieri sera il comunicato stampa del presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta in merito alla questione Pubbliservizi: gli incontri proseguono, anche perché con l’accordo presentato trionfalmente ai lavoratori solo due giorni fa si è in realtà solo tamponata una situazione che è e resta molto grave. L’idea di Crocetta, insieme alla dirigenza Pubbliservizi e in accordo con Città Metropolitana di Catania e Comune di Catania è sostanzialmente quella di utilizzare gli avanzi di amministrazione dell’azienda come maggiore entrata. Altro fumo negli occhi, stando al trionfalismo del comunicato stampa regionale, al quale è immediatamente seguito quello del Sindaco di Catania Enzo Bianco. “Si parla in realtà di pochi spiccioli, non serviranno certo a risollevare la situazione – spiega Giovanni Musumeci, segretario provinciale UGL (Unione Generale Lavoratori) Catania, subito contattato da noi – già oggi (giovedi 28 settembre) i soldi ai lavoratori hanno iniziato ad arrivare solo in giornata, con stipendi dimezzati. La verità è che siamo ancora in piena emergenza, la situazione non è facile, il pericolo non è passato”. “Basti pensare che con questa proroga i soldi a disposizione della Società, con cui pagare stipendi e tributi, sono passati da 1milione e 200 mila euro a 850mila euro – prosegue Musumeci – è evidente che si tratti di una situazione di sofferenza che va gestita con intelligenza: o la Pubbliservizi paga i dipendenti o i tributi. Siccome non può permettersi di perdere il DURC (documento unico di regolarità contributiva) per poter andare avanti, considerata l’impennata spropositata che i tributi hanno avuto in tutti questi anni, sembra palese che la fetta più grossa sarà tagliata sul sangue dei dipendenti”. I prossimi passi sull’affaire Pubbliservizi saranno fatti solo la settimana prossima, quando il Presidente Silvio Ontario incontrerà le sigle sindacali, probabilmente martedi o mercoledi. “Staremo a vedere che carte e che numeri porterà – commenta in merito ancora Musumeci – si deve capire il piano di rilancio, capire se c’è la volontà di ragionarci su e confrontarsi”. Ciò che ormai sembra inevitabile sarà la proposta del contratto di solidarietà ai dipendenti, che naturalmente saranno chiamati al voto in merito. Già gli umori in sede di protesta non erano favorevoli a questa soluzione, “ma dovranno farsene una ragione – sottolinea Musumeci – l’azienda non naviga affatto in buone acque, e non si parla solo del debito monstre di 8 milioni di euro: si parla delle condizioni necessarie per riprendere il lavoro, è stato tutto talmente trascurato che ad oggi non solo manca il gasolio, ma anche le attrezzature individuali, alcuni mezzi come i decespugliatori sono rotti. Insomma, servirebbe davvero una iniezione reale di fiducia che in questo momento non si vede ancora all’orizzonte. Ma anche avendo i soldi – conclude Musumeci – non sarebbe affatto facile affrontare la situazione, bisognerebbe pensare di dare acconti sugli stipendi e capire quali lavori conviene fatturare, oltre a sanare le difficoltà con le attrezzature. Una cosa è certa però: una volta superata questa profonda crisi arriverà l’ora di capire perché chi doveva controllare non lo ha fatto a dovere in tutti questi anni. Pur nella sua mediocrità la città metropolitana, stando alle carte, ha dato dei timidi segnali di indirizzo sulla gestione delle problematiche”. Appunto, solo timidi segnali che hanno condotto all’ennesima grave crisi di un comparto fondamentale, specie in un territorio cosi vasto (Catania e 58 Comuni) come quello dei Pubblici Servizi.

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