Stefano Cucchi, il P.M: “Carabiniere imputato accasa due colleghi di pestaggio”

Sono passati nove anni dalla morte di Stefano Cucchi, il caso di cronaca nera che ha travolto le coscienze di tutti gli uomini e le donne che hanno saputo del caso.

Oggi, dopo nove anni,  si ha un colpo di scena, in quanto, uno dei cinque carabinieri imputati, Francesco Tedesco, ha ricostruito i fatti di quella notte chiamando in causa due dei militari imputati per il pestaggio

Tedesco, afferma che tutto fu un’azione combinata, Cucchi inizia a perdere l’equilibrio  già con il calcio di D’Alessandro, mentre poi si ebbe una violenta spinta di Di Bernardo , che gli fece perdere l’equilibrio, anche la successiva botta alla testa fu molto violenta, mentre Francesco Tedesco avrebbe detto ai colleghi di fermarsi

Stefano Cucchi aveva solo 31 anni, quando, il 15 ottobre del 2009 viene fermato dai Carabinieri dopo che questi videro Cucchi cedere ad Emanuele Mancini  delle confezioni trasparenti in cambio di una banconota, da qui viene subito portato in caserma, viene perquisito  e viene trovato in possesso di 12  confezioni di hashish, tre confezioni di cocaina, cosi venne decisa la custodia cautelare, Stefano ancora non ha nessun trauma fisico ma pesa 43 chilogrammi.

Il giorno dopo, quindi il 16 ottobre, si tiene l’udienza  per la conferma del fermo in carcere, e già qui, aveva difficoltà a camminare ed anche a parlare  e mostra evidenti ematomi agli occhi, prima dell’udienza il ragazzo vede il padre ma non gli dice chi è stato a ridurlo cosi.

Nonostante le condizioni del ragazzo, il giudice  fissa il processo che si dovrà tenere per il mese successivo, e stabilisce che Stefano Cucchi si dovrà trattenere in misura cautelare  al carcere Regina Coeli.

Dopo, le condizioni del ragazzo peggiorano,  e viene portato all’ospedale Fatebenefratelli, presso il quale viene messo nel referto, lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso, all’addome ed al torace, viene cosi richiesto il ricovero che però non avviene per il mancato consenso del paziente. Ma in carcere le sue condizioni peggiorano e muore all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre del 2009, al momento della morte il ragazzo pesa solo 37 chili, i genitori di tutto questo non sapevano niente, vennero a conoscenza di notizie del ragazzo solo al momento della sua morte.

Dopo la morte il personale carcerario nega di aver esercitato violenze sul giovane Stefano  e sulla causa della morte vengono fatta diverse ipotesi. Il sottosegretario di Stato Carlo Giovanardi dichiara che Stefano Cucchi  era morto di anoressia e tossicodipendenza, affermando anche che il ragazzo era sieropositivo, poi esso si pentì di quelle false dichiarazioni scusandosi con i familiari.

I familiari per contrastare le false dichiarazioni del sottosegretario mostrano a tutti le foto del giovane che sono state scattate in obitorio  nel quale sono ben visibili vari traumi contusivi.

Durante le indagini sulla causa della morte,  un testimone, il detenuto Marco Fabrizi, affermò che Stefano gli aveva detto di essere stato picchiato, mentre, la detenuta Annamaria Costanzo afferma che Stefano gli aveva detto che era stato picchiato, invece Silvana Cappuccio vide personalmente gli agenti della Polizia Penitenziale picchiare violentemente il ragazzo.

Stando alle indagini,  gli agenti della polizia penitenziaria: Nicola Manichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici  avrebbe gettato a terra il ragazzo procurandogli lesioni toraciche , presso le celle di sicurezze del carcere di Roma poco prima della convalida d’arresto.

Oltre agli agenti della Polizia Penitenziaria, vengono indagati anche tre medici dell’ospedale Sandro Pertini, che non avrebbero curato il giovane, lasciandolo morire, ma questi si difesero affermando che in realtà era il Cucchi a rifiutare le cure.

 

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