C’è chi ricollega la sua nascita ad uno errore. Un pastaio etneo stava preparando una grossa quantità di maccheroni per la festa di Sant’Agata su commissione di una nobile famiglia del luogo ma sbagliò le dimensioni ed ebbe l’idea di unire i maccheroni in 5 ed in 7.
Il mese di Febbraio a Catania non si caratterizza solamente per i festeggiamenti dedicati alla Patrona Sant’Agata e per le relative ricette culinarie (i dolci in particolar modo). I catanesi amano tanto anche il Carnevale, ed ogni anno lo celebrano (soprattutto il giovedì grasso) con la famosa ‘pasta che cincu puttusa’, ossia la pasta a cinque buchi.
Si tratta di grossi maccheroni, costituiti proprio da cinque buchi, uno grosso centrale e gli altri laterale leggermente più piccoli, la cui particolare forma (ed anche una particolare callosità) permette al sugo con il quale vengono conditi (sugo di maiale), di potersi infilare proprio al loro interno.
Ma perchè cinque buchi? Secondo i più esperti tutto va ricollegato alla festa del Carnevale. Essendo quest’ultima una festa esagerata, è necessario per celebrarlo un formato di pasta grande che possa trovare spazio nelle tavole dei catanesi prima del periodo della Quaresima.
C’è invece chi ricollega la sua nascita ad uno sbaglio (ad oggi appare la tesi più plausibile che la ricollega specificatamente alla città di Catania): un pastaio etneo stava preparando una grossa quantità di maccheroni per la festa di Sant’Agata su commissione di una nobile famiglia del luogo ma sbagliò le dimensioni ed ebbe l’idea di unire i maccheroni in 5 ed in 7, dando vita così alla pasta a cinque buchi (o anche a sette buchi).
Nel tempo, poichè la pasta era nata da un errore, si pensò non potè essere associata alla festa di Sant’Agata e per questo motivo è stata associata al Carnevale.
Infine c’è chi la ricollega anche al peccato ed al Diavolo: si narra che lo ‘zoppiceddru’ (così viene chiamata pure la pasta) fosse una delle tante personificazioni del Diavolo che voleva pervertire gli uomini attraverso la voluttà, l’allegria, la spensieratezza e le grandi abbuffate.
Altrettanto esagerato è anche il sugo, che veniva preparato dalle nonne e che ha attraversato ed attraverserà diverse generazioni. Oltre agli ingredienti base è ‘necessaria’ la presenza di costate, puntine di maiale e salsiccia, che sarà possibile trovare anche tra i buchi della pasta. Puntine di maiale, salsiccia, costine, rappresentano spesso la seconda pietanza che viene servita a tavola dopo la pasta a ‘cinque puttusi’.
La pasta coi cinque buchi rispetto al passato, dove era introvabile, adesso è più facilmente reperibile nei supermercati. Restano comunque poche le aziende che la producono. Per questo motivo, per coloro che non lo sanno fare, è sempre meglio rivolgersi a qualche pastificio specializzato, ad esempio, Paci Artigiani Pastai.
Pasta ai cinque buchi – Ingredienti per 4 persone
– 300 g di carne di maiale a tocchetti
– 300 g di salsiccia di maiale
– 200 g di puntine di maiale
– 1 litro di passata di pomodoro
– 2 cucchiai di concentrato di pomodoro
– cipolla, carota, sedano
– due foglie di alloro
– mezzo bicchiere di vino rosso
– sale e pepe
– olio extravergine d’oliva
Procedimento e preparazione: far rosolare in padelle con poco olio le puntine ed i tocchi di carne di maiale. Tritare carote, cipolla e sedano per fare il soffritto. Mettere in padella a fare rosolare quanto ottenuto con olio e spicchio di aglio. Aggiungere i pezzi di carne e sfumarli col vino rosso. Una volta evaporato l’alcol, unire il concentrato e la passata di pomodoro e mezzo litro di acqua. Unire l’alloro, regolare di sale e di pepe e far cuocere a fiamma molto bassa con il coperchio per circa due ore. Dopo un’ora di cottura aggiungere anche la salsiccia. Una volta che è stata raggiunta la giusta densità il sugo sarà pronto e bisognerà togliere sia l’aglio che l’alloro.
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