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CHI SALVERÀ GLI ITALIANI

Dalla retorica dei luoghi comuni che si rincorreranno, come di consueto, intorno ad un loro possibile ritorno alle urne?
Non appena quest’ipotesi, che l’attuale classe politica considera con timore, dovesse acquistare concretezza, tutta la stampa ufficiale, dalla sera alla mattina, sarà lesta a rispolverare una serie di storie strappalacrime, tese ad agitare davanti agli occhi dei lettori il drappo nero del “pericolo fascista”.

E, come sappiamo, la retorica , quasi sempre, vince nei confronti della realtà.
Così, è possibile che molti italiani dimenticheranno le difficoltà attuali, la cui origine si colloca in un ambito politico ben preciso e ben lontano da quello temuto.

Magari, dimenticheranno che, se i lavoratori hanno perduto pressoché ogni garanzia, lo devono ad un’improbabile coalizione, la quale, pur vantandosi come evoluta e progressista, ha messo in atto solo misure repressive nei confronti del cittadino.

È possibile anche che molti fautori dei diritti civili, non saranno in grado di vedere che la coalizione che, in apparenza, li sostiene e promuove, in realtà è quella stessa che strizza l’occhio ad un vicino Paese, connotato da una severa dittatura, il quale i diritti civili se li è mangiati a colazione, stante alle notizie trapelate dai social in merito al trattamento che ha riservato di recente ai manifestanti del Pride.
E che dire della povertà, piano inclinato verso il quale l’intero Paese sembra star scivolando senza incontrare appigli?

Chi ha determinato questa condizione?

Le nonne, una volta, ci dicevano di stare attenti alle persone con le quali ci si accompagna.
Riferito alla scelta che potremmo essere chiamati ad esprimere, mi chiedo: ci faremo tutti distogliere da impastoianti storie che pescano in un passato remoto e/o in timori attuali incentivati ad arte, o sapremo guardare con lucidità, ad esempio alle nostre tasche vuote, alla precarietà che pervade tutto il mercato del lavoro e che ha azzerato la professionalità quasi in ogni ambito, all’ eclatante sperequazione esistente fra la classe dirigente e quella dei lavoratori?

Sapremo accorgerci che, grazie al paziente lavoro, protratto per anni, di una certa classe politica, è scomparso del tutto il ceto medio, una volta nerbo del Paese, ma in compenso sono apparsi molti nuovi “schiavi”?Chi lo sa.
In un’epoca di social, la retorica trova maggior diffusione rispetto ad un tempo.
Chissà se sapremo andare oltre la stessa e riuscire ad operare il giusto distinguo.

Autore - Cettina Negretti

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